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Siamo lieti di presentarvi le IINDACO WOMEN stories.
Vorremmo raccontarvi quelle storie che per noi sono e saranno di ispirazione.
Una comunità di donne che ammiriamo di tutte le età, donne che rappresentano valori che contano.
Donne che sono donne d’affari, amiche, mamme o entrambe,
Artiste, creative, professioniste…
Le donne di oggi, con le radici nella tradizione e lo spirito nell’innovazione.

CAPITOLO 7: MARIAELENA MORELLI

Umile, altruista e divertente.

Cosí é come descriveremmo Mariaelena Morelli; una fantastica creativa che possiamo fortunatamente chiamare amica.

Trasferitasi a Parigi più di 10 anni fa, ora è la Senior Fashion Editor per ODDA Magazine e lavora come stylist e consulente creativa. Ci siamo conosciute tramite Instagram e abbiamo capito fin dal primo incontro che sarebbe stata una persona speciale per il nostro marchio ma anche nella nostra vita privata.

Mariaelena è il riflesso della sua città, Napoli; è bellissima, solare e un po’ selvaggia.

Cosa significa per te l’ora blu?

Dipende se sono Mariaelena che va a cena o che si sveglia. Sono due momenti cruciali, la mattina è un focus su di me mentre la sera è un focus su di me verso il mondo. Comunque, è un momento di cambiamento quotidiano che dedico a me stessa.

Vi presentiamo la nostra nuova IINDACO DONNA Mariaelena Morelli.

11 Domande per Mariaelena Morelli

1 Puoi descriverti in 5 parole?

Burrosa, solare, complicata, lunatica, sorridente.

2 Come è nata la tua passione per la moda?

I miei genitori hanno un marchio di lingerie, fin da piccola aiutavo sempre durante l’estate e viaggiavo a Parigi per le fiere. Credo che la mia passione per la moda sia nata lì, lavorando con mia madre, mia nonna e mio padre…

3 Parlaci un po’ della tua carriera, come è iniziata?

Dopo il liceo ho scoperto l’esistenza del lavoro del Fashion Stylist, ho capito subito che era quello che volevo fare e ho deciso di trasferirmi a Milano per studiare. Durante questi tre anni ho provato a lavorare nella moda in vari settori: ufficio pr di Comme de Garcon, i casting, l’art direction… Ho provato tutti i lavori che ruotano e che sono legati al fashion stylist per essere sicura al 100% della mia scelta, per conoscere meglio il settore e poi decidere di specializzarmi nelle pubblicazioni.

4 Quando sei arrivata a Parigi e perché?

Mi sono trasferita a Parigi per lavorare per una rivista di un* fotograf*, purtroppo la rivista non esiste più, si chiamava Grey Magazine, ero l’assistente fashion editor. È stata un’esperienza meravigliosa che mi ha portato tra New York e Parigi. Mentre lavoravo lì ho imparato le basi di quello che sono ora, è stato bello.

5 C’è mai stato un momento, da quando hai iniziato a lavorare, in cui hai pensato che le cose non avrebbero funzionato?

Non c’è mai stato niente di particolarmente drastico o negativo, è vero che ho sempre cercato di essere molto concentrata sull’essere forte qualunque cosa accada nella vita. Forse i momenti che mi hanno fatto dubitare di più sono quelli in cui bisogna aspettare. Aspettare e lottare per ottenere le cose può far sorgere dei dubbi.

6 Senti che attualmente stai realizzando i tuoi sogni?

No dai, mai. Non si può mai essere soddisfatti, bisogna sempre volere di più. Io dico sempre: più si lavora più si lavora, più si sente più si sente. Sono davvero felice e contenta di poter fare il lavoro che amo, ma il mio sogno è ancora lì, voglio sempre di più.

7 Puoi dirci la cosa più strana che ti è successa sul set?

In che senso strana? Niente è strano e niente è normale. Voglio dire, forse mi sono capitate più situazioni insolite quando ero assistente che adesso, ma non mi viene in mente nulla di fuori dall’ordinario. Per esempio, una volta sono stata ripresa perché ho tolto la polvere dalle scarpe vintage dell’Archivio Helmut Lang, e mi hanno urlato contro perché la polvere su quelle scarpe faceva parte dello styling.

Questo in realtà posso dire che è stato strano, forse (ride).

8 …E il momento più iconico?

Mi è capitato molte volte di pensare: ok questo momento è iconico ma forse il primo che mi viene in mente è quando sono arrivato sul set a casa di Pierce Brosnan. Dovevamo girare una storia con lui e i suoi due figli per Odda Magazine.

Sapevo che con il primo look avrei dovuto esagerare perché dopo sarebbe tornata sua moglie e sarebbe stato più complicato. Così gli ho proposto questo look Balenciaga, qualcosa di molto lontano dal suo stile, con pantaloni fucsia una camicia a scacchi rossi e neri e grandi stivali. Quando gliel’ho portato mi ha guardato incerto ma gli ho promesso che sarebbe stato fantastico. Ha deciso di fidarsi di me dicendo ‘Ok Mariaelena, mi fido di te, se pensi che sia figo facciamolo’. Appena è arrivato sul set i bambini hanno subito detto “Papà sei un figo così!” e lui ha risposto: “Sì, me l’ha detto Marialena”.

Insomma, 007 si è fidato di me, questo è iconico, no?

9 Se potessi scegliere un fotografo e una modella per lo shooting dei tuoi sogni, a chi penseresti?

Mi piacerebbe molto lavorare con una giovanissima Monica Bellucci, era così naturalmente splendida, come fotografo direi Glen Luchford negli anni ’90 (il periodo in cui scattava la campagna di Prada) per scattare una campagna per Loewe. Si, sicuramente Loewe perché per me è uno dei pochi marchi, se non l’unico, che rappresenta ciò che è bello e femminile al giorno d’oggi.

Wow Loewe, Glen e Monica: Ciaoo.

10 Chi o cosa ti ispira di più?

Non lo so, le immagini mi ispirano molto, possono venire dal mondo dell’arte, dai film, dai libri. Ogni giorno raccolgo immagini e momenti che uso come ispirazione. Naturalmente anche le mostre e i musei possono aiutare, come la musica. Ascoltare e scoprire nuovi artisti, guardare i loro video… In realtà tutto può essere un’ispirazione, non è mai qualcosa di specifico o unico. Non è qualcosa in particolare che mi ispira, ma è la mia ricerca quotidiana che mi porta a nuove idee.

11 Secondo te, in che modo l’essere donna ha influenzato la tua carriera?

Se devo pensare se ho dovuto affrontare delle difficoltà in quanto donna, sinceramente non mi viene in mente nulla, anzi per me è sempre stato un valore aggiunto. Per esempio, ho un carattere molto materno. Sul set tendo ad essere la madre di tutti, a prendermi cura delle modelle, a sapere se stanno bene, se hanno mangiato, se hanno freddo… I miei tratti femminili sono parte integrante del mio lavoro e definiscono il mio modo di fare, anche la sensibilità estetica di una donna che ritrae un’altra donna per esempio non è paragonabile a nient’altro.

C’è molto del mio essere donna nel mio lavoro, sempre come un plus e mai come un limite.